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mesomorfo-ectomorfo-endomorfo1

Ognuno di noi ha un  corpo con caratteristiche uniche, ma secondo alcuni studi esistono tre gruppi principali nei quali è possibile raggruppare ogni tipoligia fisica esistente.

Questi tre gruppi sarebbero i Somatotipi e ora entreremo nel dettaglio per  approfondire meglio su come distinguere le varie caratteristiche del nostro corpo e quindi capire di quale somatotipo facciamo parte.

.I Somatotipi di Sheldon, rappresentano una classificazione biotipologica identificata attorno al 1940 dallo psicologo e medico statunitense William Herbert Sheldon. Altri studiosi che nei successivi anni cinquanta e sessanta perfezionarono e approfondirono i principi di Sheldon furono Richard W. Parnell, e Barbara H. Heath e J.E. Lindsay Carter, che crearono dei metodi di misurazione antropometrica per stabilire l’appartenenza di un soggetto a un determinato somatotipo

I TRE SOMATOTIPI

  • Endomorfo: caratterizzato da un aumentato deposito di grasso, una vita larga e una struttura ossea robusta. L’endomorfo è maggiormente predisposto ad immagazzinare grasso, dunque i gradi di appartenenza all’endomorfismo delineano la tendenza all’accumulo di lipidi di un soggetto.
  • Mesomorfo: caratterizzato da ossa di medie dimensioni, tronco solido, bassi livelli di grasso corporeo, spalle larghe a vita stretta, solitamente denominato tipo muscolare. Il mesomorfo è tendenzialmente predisposto a sviluppare la muscolatura, ma non ad immagazzinare grasso, e i gradi di appartenenza al mesomorfismo delineano la tendenza allo sviluppo muscolare di un soggetto.
  • Ectomorfo: caratterizzato da muscoli e arti lunghi e sottili e un ridotto accumulo di grasso, di solito indicato come sottile. L’ectomorfo non è predisposto ad immagazzinare grasso o a costruire muscolo, quindi i gradi di appartenenza all’ectomorfismo delineano la tendenza al mantenimento di un corpo sottile, magro, poco muscoloso, e longilineo di un soggetto.

Sono quindi state formulate delle classificazioni sulle rispettive tendenze psichiche di questi modelli, che a seconda delle componenti prevalenti, possono essere distinti in emotivo, nominato come viscerotonico (relativo all’endomorfo), attivo, chiamato somatotonico (relativo al mesomorfo), passivo, chiamato cerebrotonico (relativo all’ectomorfo).

Secondo Sheldon queste caratteristiche tuttavia non si presentano così specificamente definite. Realmente le componenti costituzionali risultano ampiamente variabili, individuali, complesse, mutabili o continue, pertanto questi modelli biotipologici rappresentano un’estrema semplificazione indicativa. Questi tipi non corrispondono dunque a nessun individuo reale e concreto. I biotipi puri, seppur esistenti, sono molto rari, mentre la maggioranza degli individui è caratterizzata da valori di appartenenza misti o intermedi e, dal lato psicologico, possono servire a far comprendere a grandi linee le relazioni tra le dimensioni dell’organismo e le personalità degli individui. Non a caso la scala di classificazione che cataloga l’appartenenza di un individuo a questi biotipi prevede una grande varietà di possibili modelli che risulta molto precisa e individualizzata.

Endomorfo

I tessuti predominanti nel biotipo endomorfo sono derivati dall’endoderma (dal Greco endo=dentro), collegato all’apparato digerente e respiratorio. Più precisamente, da questo foglietto deriva l’epitelio che riveste il tratto gastro-intestinale, e le vie resporatorie; inoltre ne derivano il parenchima delle tonsille, della tiroide, delle paratiroidi, del timo, delfegato, del pancreas, delle vie urinarie e dell’orecchio.

L’endomorfo tende essere più rotondo, con un tratto digestivo ampiamente sviluppato, un visibile accumulo di grasso nel tessuto adiposo, il tronco e cosce larghe, ed estremità affusolate. Esso è geneticamente predisposto all’accumulo di sostanze, lipidi e proteine. È quindi portato ad ingrassare, fatica a dimagrire, e presenta un metabolismorallentato, ma ha la possibilità di sviluppare facilmente massa muscolare. L’endomorfo, tra i tre somatotipi, è quello che presenta il maggior rischio di contrarre malattie cardiovascolari come la cardiopatia ischemica, e diabete di tipo 2[21]. L’endomorfo è facilmente connesso con l’obesità androide (biotipi di Vague), ovvero con l’accumulo adiposo nella parte superiore del corpo[19], a sua volta collegata con i medesimi rischi patologici. L’endomorfia sembra però essere correlata con alti valori di densità minerale ossea rispetto agli altri somatotipi, e quindi un ridotto rischio di osteoporosi.

In termini comportamentali, il corrispondente tipo psichico viscerotonico (viscerotonia) si delinea con una tendenza alla sociolevolezza, estroversione, rilassatezza,comunicazione, tolleranza, bassa reattività, sedentarietà, pigrizia, preferenza per le comodità, bassa assertività. In generale fa prevalere l’affettività sulla razionalità. Nei casi psichico patologici, può dimostrarsi tendente alla psicosi maniaco-depressiva.

Caratteristiche

Fisiologiche
  • facile crescita muscolare
  • facile accumulo di grasso
  • difficoltà a perdere peso
  • metabolismo lento
  • maggiori capacità digestive
  • maggiore tendenza a patologie cardiovascolari
Fisiche
  • maggior sviluppo dell’apparato digestivo
  • deposito adiposo superiore alla media
  • forma tondeggiante
  • ossatura robusta
  • vita larga
  • muscolatura sottosviluppata
  • addome protuberante
Psichiche (viscerotonico)
  • emotivo
  • socievole
  • estroverso
  • rilassato
  • tollerante
  • pigro
  • sedentario

Mesomorfo

I tessuti predominanti nel biotipo mesomorfo (dal Greco meso=nel mezzo) sono derivanti dal mesoderma, legato principalmente all’apparato muscolare, scheletrico e circolatorio(vasi), ma anche al derma, tessuto cutaneo, e reni.

Il mesomorfo è visibilmente più forte e compatto, e mostra un maggior sviluppo del muscolo scheletrico, ossa e tessuto connettivo, ha pelle spessa e una postura diritta. Questo è portato per natura a sviluppare il tessuto muscolare, presentando elevate capacità di ipertrofia e forza di questo apparato. Ha un metabolismo attivo in quanto il muscolo scheletrico sviluppato comporta un aumento del metabolismo basale e un elevato dispendio calorico. Le sue predisposizioni ad ingrassare sono limitate, e riesce a dimagrire facilmente, essendo soggetto a facili variazioni di peso. Pare che anche questo somatotipo, come l’endomorfo, tenda ad essere soggetto al sovrappeso e obesità tipicamente androide, ovvero ad accumulare adipe nella zona superiore del corpo. È stato dimostrato risulti il somatotipo sessualmente più attraente per le donne. Tra i rischi patologici, in analogia con l’endomorfo, emerge una tendenza alle malattie cardiovascolari.

Il corrispettivo tipo psichico è il somatotonico (somatotonia), tendente all’azione, aggressività, competitività, sicurezza, controllo, necessità di esercizio fisico. Nei casi estremi può esporre una predisposizione patologica alla schizofrenia paranoica, psicosi maniaco-depressiva e aggressività psicopatica.

Caratteristiche

Fisiologiche
  • fisicamente dotato
  • adatto all’attività fisica
  • buona forza muscolare
  • facile crescita muscolare
  • metabolismo attivo
  • facili variazioni di peso
  • postura diritta
Fisiche
  • apparato muscolare sviluppato
  • apparato scheletrico sviluppato
  • tessuto connettivo sviluppato
  • poco grasso corporeo
  • cute spessa
  • spalle larghe
  • fianchi stretti
Psichiche (somatotonico)
  • attivo
  • aggressivo
  • competitivo
  • dominante
  • sicuro
  • impegnato

Ectomorfo

I tessuti predominanti nel biotipo ectomorfo (dal Greco ecto=fuori) sono derivanti dal ectoderma, collegato prevalentemente al sistema nervoso e all’epidermide che riveste lo strato superficiale della pelle. Altre aree collegate all’ectoderma sono peli, capelli, unghie, smalto dentale, ghiandole cutanee, adenoipofisi, cristallino, epiteli sensoriali delle vie acustiche e della bocca.

Questo somatotipo è caratterizzato da una struttura fragile e lineare, le zone superficiali più sviluppate. Il tessuto muscolare e sottocutaneo si presentano sottili, mentre l’apparato digestivo e i visceri sono poco sviluppati. Ha un metabolismo eccessivamente accelerato, pertanto trova difficoltà ad accumulare peso a causa delle scarse capacità di sviluppo della massa muscolare e del tessuto adiposo. L’ectomorfo ha una massa cellulare e una massa magra inferiori rispetto agli altri somatotipi.  È il meno predisposto a contrarre malattie cardiovascolari, riscontra livelli di HDL mediamente più elevati (colesterolo buono), ma è più facilmente esposto ad altri tipi di patologie come lamalattia di Alzheimer e l’osteoporosi.

Il relativo tipo psichico cerebrotonico (cerebrotonia) propende alla razionalità, riservatezza, introversione, timidezza, ipersensibilità, isolamento. Nei casi patologici può culminare in stati di schizofrenia.

Caratteristiche

Fisiologiche
  • metabolismo iperattivo
  • difficoltoso accumulo di grasso
  • difficoltosa crescita muscolare
  • difficoltoso accumulo di peso
  • tratto digestivo carente
  • generali tendenze cataboliche
Fisiche
  • struttura fragile
  • longilineo
  • esile
  • ossa sottili
  • arti lunghi
  • zone superficiali sviluppate
  • muscolatura sottosviluppata
  • bassissimi livelli di grasso corporeo
Psichiche (cerebrotonico)
  • intelligente
  • passivo
  • riservato
  • introverso
  • timido
  • ipersensibile
  • solitario

 

Scala di classificazione

In accordo con Sheldon, ogni individuo possiede componenti dei tre biotipi in diverse percentuali, dunque questi contribuiscono a delineare la specifica tipologia di un individuo. Ognuno dei modelli viene suddiviso in sette gradi così da permettere tale valutazione. Il somatotipo individuale è caratterizzato dalla predominanza di una componente sulle altre. La scala di classificazione prevede tre numeri in sequenza da 1 a 7 nel seguente ordine: il primo numero denota il grado di endomorfismo, il secondo quello di mesomorfismo, e il terzo di ectomorfismo. Il concetto di Sheldon delle tre componenti del fisico classificate su una scala da 1 a 7 fu un’innovazione rispetto ai canoni tradizionali che catalogavano i modelli all’interno di sole 2, 3 o 4 categorie. La classificazione a tre numeri permette invece il riconoscimento di una grande varietà di possibili modelli somatici ed una loro definizione molto precisa e individualizzata.

  • puro endomorfo: 7-1-1
  • puro mesomorfo: 1-7-1
  • puro ectomorfo: 1-1-7

Laddove il 7 e l’1 rappresentano rispettivamente la più alta e la più bassa intensità di appartenenza ai tre biotipi. Essenzialmente in termini prettamente fisico-costituzionali, l’endomorfismo delinea la tendenza all’adiposità, il mesomorfismo alla muscolarità e l’ectomorfia alla longilinearità. Ad esempio una scala di “2-4-7″ indica una scarsa appartenenza al endomorfismo, una buona rappresentazione mesomorfica, e la massima espressione ectomorfica, mentre un somatotipo bilanciato si presenta con valori che variano da un punteggio tra il 3 e il 4 per tutte e tre le cifre. Molto più comuni sono infatti i somatotipi intermedi, che si collocano a metà strada tra il mesomorfismo e i suoi estremi. Si potrebbe parlare in questo caso di soggetti “meso-ectomorfi/ecto-mesomorfi” o “meso-endomorfi/endo-mesomorfi”, quindi con una tendenza preponderante sull’uno o sull’altro a seconda delle caratteristiche individuali e rappresentate dal relativo grado di appartenenza sul numero a tre cifre.

Somatotipi e sport

I biotipi di Sheldon, più dibattuti nell’ambito psicologico, sono stati ampiamente valorizzati nel campo sportivo. Svariati studi clinici hanno infatti analizzato questi connotati biotipologici. Numerosi operatori del fitness, ad esempio, hanno avvalorato questi principi per poter riconoscere le caratteristiche individuali delle persone, permettendo il raggiungimento di risultati ottimali tramite la personalizzazione dei programmi di allenamento e del regime alimentare, sia in termini di sviluppo muscolare, che di riduzione del grasso corporeo.

Un’ulteriore prova scientifica è dimostrata dalla ricerca di Van Etten et al. (1994). Gli studiosi paragonarono i risultati di un allenamento con sovraccarichi (resistance training) su due gruppi di soggetti, rispettivamente di costituzione naturalmente più dotata di massa muscolare, oppure più esile e più carente di massa muscolare. Tali costituzioni, sebbene nello studio non fossero state menzionate, potevano trovare una correlazione con i modelli costituzionali di Sheldon. La costituzione muscolare corriponde al mesomorfo, mentre la costituzione esile corrisponde all’ectomorfo. L’equipe di ricercatori riportò incrementi significativi della massa magra da parte della costituzione mesomorfa (tipo muscolare) dopo 12 settimane di esercizio coi pesi, mentre la costituzione ectomorfa (esile) non ottenne significativi guadagni di massa magra seguendo un analogo programma di allenamento. Pertanto, sembra che i soggetti per costituzione e per natura magri e muscolosi (mesomorfi), possano ottenere guadagni di forza e ipetrofia in misura molto maggiore rispetto agli individui naturalmente magri e poco dotati di massa muscolare in partenza (ectomorfi).

Sembra inoltre che i tre biotipi abbiano delle predisposizioni per eccellere in determinati sport. L’ectomorfo può prestarsi meglio negli sport di fondo e nel salto in alto, negli sprint, nella pallacanestro, nel calcio e la pallavolo, dove il ridotto peso corporeo rappresenta un importante vantaggio per la prestazione; il mesomorfo, oltre ad essere generalmente più capace nell’attività fisica, può essere meglio adatto gli sport di potenza(sollevamento pesi, bodybuilding) e endurance; mentre l’endomorfo sarebbe più propenso agli sport di contatto come il sumo, il rugby, ma anche il sollevamento pesi e il wrestling nelle rispettive categorie dei pesi massimi.

Alimentazione

Dall’individuazione del tipo costituzionale, è stato di conseguenza analizzato un relativo regime alimentare, che trova delle notevoli differenze di impostazione in base all’appartenenza e alle caratteristiche individuali del somatotipo. Tramite una manipolazione dietetica specifica, e con il contributo dell’attività fisica, è possibile modulare la composizione corporea per tendere ad un equilibrio costituzionale.

  • Endomorfo: data la facilità con cui incrementa di peso e accumula sostanze, è stato suggerito che questo somatotipo debba controllare l’introito calorico, in particolar modo quello apportato dai carboidrati. Quest’ultimo macronutriente è infatti il principale elemento che favorisce l’accumulo di peso. In quanto alla qualità dei carboidrati, andrebbero consumati quelli a basso indice glicemico calcolandone un relativo basso carico glicemico, così da promuovere rispettivamente un’assimilazione sostenuta, e livelli di insulinacontrollati. Si dovrebbe quindi provvedere a fornire un adeguato apporto proteico, leggermente superiore al fabbisogno, per favorire il processo di dimagrimento. I protidi, se comparati con gli altri macronutrienti, favoriscono una termogenesi alimentare e quindi un dispendio calorico di gran lunga superiore accentuando la lipolisi; specie se assunti singolarmente non vengono accumulati come adipe; consentono invece lo smaltimento del grasso corporeo; migliorano la sensibilità insulinica; un maggiore sviluppo della massa muscolare, con conseguente aumento del metabolismo basale e della capacità lipolitica. Tutto questo a vantaggio di un aumento del metabolismo e della capacità di smaltire grasso, proprio le caratteristiche carenti in questo biotipo.
  • Mesomorfo: questo soggetto presenta i maggiori vantaggi metabolici. È infatti predisposto naturalmente a costruire massa muscolare e smaltire grasso corporeo. Per tale motivo non si suggeriscono particolari restrizioni alimentari, ma un generoso apporto calorico.
  • Ectomorfo: viste le difficoltà nell’aumento di peso, si raccomanda un regime opposto a quello seguito dall’endomorfo, ovvero prevedendo un introito calorico superiore al fabbisogno, accentuando il consumo di carboidrati, il macronutriente che causa l’aumento del peso corporeo. La sua necessità è quella di mantenere uno stato metabolico di anabolismo, una condizione che riesce ad essere realizzata con una frequente assunzione di cibo e un’assunzione dei pasti regolarmente ed equamente distribuita. In questo caso l’insulina, l’ormone anabolico per eccellenza, dev’essere maggiormente stimolato grazie alle frequenti assunzioni di glucidi e protidi, specie se assunti in accoppiamento. L’introito proteico però deve essere più controllato rispetto agli altri somatotipi, per non causare un’eccessiva termogenesi alimentare, e quindi un’eccessiva accelerazione metabolica (già esagerata in questo biotipo), a favore del consumo di glucidi e lipidi.

Critiche e controversie

Fino a quando Sheldon sostenne che il somatotipo fosse un “morfogenotipo”, cioè con delle caratteristiche permanenti, ci furono delle persistenti critiche del suo metodo. Studiosi della biologia umana preferivano vedere il somatotipo come “morfofenotipo”, ovvero con la possibilità di cambiare la propria costituzione. Effettivamente, la scuola biotipologica tedesca, ampiamente rappresentata da Kretschmer, da cui Sheldon traeva parte dei suoi principi, supportava l’ipotesi che i tipi costituzionali rimanessero immutati per tutta la vita; ma la scuola italiana di De Giovanni, Pende, e Viola (anch’essa fonte d’ispirazione per Sheldon), sosteneva che il biotipo subisse delle modificazioni nel corso del tempo, dall’accrescimento fino all’espressione definitiva nell’età adulta. In risposta alle critiche sul suo sistema, negli anni sessanta Sheldon sviluppò un nuovo metodo chiamato “Trunk Index method”, traducibile come “metodo di indice del tronco”. Questo consisteva in una planimetria delle aree del tronco segnate sulle fotografie del somatotipo, assieme a delle tabelle di massima e minima relative al peso e alla statura, e una tabella relativa al rapporto peso/altezza e al indice del tronco del somatotipo. Questo metodo non rispose alle principali critiche mosse sul suo metodo originale, e non venne molto utilizzato.

Le critiche espresse sui somatotipi tendono a mirare soprattutto all’aspetto sulla relazione tra costituzione e psicologia, infatti questi modelli trovano un largo utilizzo nel ambito medico, sportivo, e antropologico, e sono oggetto di molti studi clinici che ne analizzano le predisposizioni fisiche e patologiche, e la loro distribuzione sul territorio, più che sui fattori comportamentali. Per quanto riguarda invece l’ambito psicologico, secondo molti pareri autorevoli, come molte altre teorie psicologiche e della personalità, anche quelle di Sheldon mancano di effettivi riscontri scientifici. Egli aveva dimostrato empiricamente che poteva esserci una correlazione tra il fisico e il comportamento. Non seppe però scientificamente dimostrare se e come l’uno causasse l’altro aspetto, né spiegare i meccanismi attraverso il quale questi si manifestano e possono variare.

 

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